3) La Mettrie. L'uomo  una macchina.
Per La Mettrie l'uomo  una macchina e ci  dimostrato da quanto
il corpo ne determini gli stati d'animo e l'intera dimensione
spirituale. L'anima non  che una parola vuota. Contro la
concretezza della fisica le armi della metafisica e della teologia
non hanno speranza di vittoria.
J. O. de La Mettrie, L'uomo macchina (pagine 286-287).

Ritengo che i sistemi filosofici sull'anima e sull'uomo si possano
ridurre a due. Il primo, e il pi antico,  il sistema del
materialismo; il secondo  quello dello spiritualismo_.
L'uomo  una macchina cos complessa, che  impossibile farsene di
primo acchito un'idea chiara, e conseguentemente poterla definire.
Perci tutte le ricerche condotte dai pi grandi filosofi a
priori, cio cercando di servirsi per cos dire delle ali
dell'ingegno, sono state vane. Cos, soltanto a posteriori, cio
cercando di districare e scoprire l'anima attraverso gli organi
del corpo,  possibile, non dico gi scoprire all'evidenza la
natura stessa dell'uomo, ma raggiungere il maggior grado di
probabilit possibile sull'argomento.
Armiamoci dunque del bastone dell'esperienza, e lasciamo cadere
tutte le vane chiacchiere dei filosofi. Esser cieco, e credere di
poter fare a meno di appoggiarsi a un tal bastone,  il colmo
dell'acciecamento_ Certo si pu, anzi si deve, ammirare le
ricerche perfettamente inutili, di tanti grandi gen": i Cartesio,
i Malelbranche, i Leibniz, i Wolff, eccetera; ma qual frutto,
ditemi, si  ricavato dalle loro profonde meditazioni e da tutto
il complesso delle loro opere? Cominciamo dunque e vediamo, non
gi che cosa  stato pensato, ma che cosa bisogna pensare, per
raggiungere l'equilibrio nella nostra vita.
Tanti temperamenti, altrettanti ingegni, caratteri e costumi
diversi. Galeno stesso ha conosciuto questa verit, che Cartesio_
ha portato al limite, fino a dire che la medicina da sola poteva
mutare gli ingegni e i costumi insieme ai corpi. E' vero che la
melanconia, la bile, il flegma, il sangue, eccetera, a seconda
della natura, dell'abbondanza e della diversa combinazione di tali
umori, fanno di ciascun uomo un uomo diverso.
Nelle malattie, l'anima  talvolta come eclissata e non si rivela
pi per alcun segno; tal'altra si direbbe che  come sdoppiata,
tanto  trasumata dal furore, tal'altra ancora la sua debolezza
sparisce: e dalla convalescenza di uno sciocco nasce un uomo
d'ingegno. Viceversa pu accadere che il pi grande genio,
istupidito, diventi irriconoscibile_.
Ma non intendo soffermarmi su cose che tutti conoscono. N mi
diffonder in particolari per quanto concerne gli effetti del
sonno. Prendete un soldato esausto: egli russa nella sua trincea,
insensibile al rumore di cento cannonate! La sua anima non sente
nulla, il suo sonno  una perfetta apoplessia. Una bomba sta per
farlo a pezzi; sentir forse meno di un insetto che si trovi ad
essere schiacciato. Viceversa, un uomo in preda alla gelosia,
all'odio, all'avarizia o all'ambizione, non trova in alcun modo
riposo. Il luogo pi tranquillo, le bevande pi fresche e pi
rilassanti, tutto  inutile per chi non riesce a liberare il suo
cuore dal tormento delle passioni.
L'anima e il corpo si addormentano insieme. A mano a mano che il
movimento del sangue si calma, un dolce sentimento di pace e di
tranquillit si diffonde in tutta la macchina; l'anima si sente
mollemente appesantita insieme alle palpebre e si rilassa insieme
alle fibre del cervello; essa diviene cos a poco a poco come
paralitica, insieme a tutti i muscoli del corpo. Questi non
riescono pi a sostenere il peso del capo; questo a sua volta non
pu pi sostenere il peso del pensiero; nel sonno l'anima  come
inesistente.
Se al contrario la circolazione diventa troppo veloce, l'anima non
riesce a dormire. Essa  troppo agitata e il sangue non riesce a
calmarsi; galoppa nelle vene con un rumore che riusciamo a
percepire: sono queste le due cause reciproche dell'insonnia_.
Il corpo umano  una macchina che ricarica da s le molle che la
muovono: immagine vivente del moto perpetuo. I cibi ricostruiscono
ci che la febbre consuma. Senza di essi l'anima languisce,
infuria e cade morta. E' come una candela la cui fiamma si fa pi
viva poco prima di spegnersi. Nutrite invece il corpo, versate nei
suoi canali succhi e liquori vigorosi: allora l'anima, divenuta
generosa come quelli, si arma di fiero coraggio: il soldato, che
l'acqua avrebbe fatto fuggire, divenuto ardito, ora corre
fieramente incontro alla morte al suono dei tamburi. Cos l'acqua
calda rende agitato quello stesso sangue che l'acqua fredda
avrebbe reso calmo.
Quale potenza in un buon pasto! La gioia rinasce in un cuore
triste; si diffonde nell'animo dei convitati, che la esprimono con
gioiose canzoni, arte in cui i francesi eccellono. Solo chi  di
temperamento malinconico  affranto da tutto ci, e l'uomo di
studio non vi  gran che pi incline_.
Pensiamo e persino agiamo moralmente, cos come siamo lieti o
coraggiosi; tutto dipende dal modo in cui la nostra macchina si
trova disposta. In certi momenti, si direbbe che l'anima abbia la
sua sede nello stomaco, e che Van Helmont, collocandola nel
piloro, non si sia di molto sbagliato e che al pi abbia scambiato
la parte per il tutto_.
Sono sufficienti gli occhi per constatare l'influenza inevitabile
dell'et sulla ragione. L'anima risente dei progressi del corpo,
come di quelli dell'educazione. Nel bel sesso l'anima risente
inoltre della delicatezza del temperamento: di qui quella
tenerezza, quell'emotivit, quei sentimenti vivaci, fondati
piuttosto sulla passione che sulla ragione, quei pregiudizi,
quelle superstizioni, che lasciano forti tracce difficilmente
cancellabili, eccetera L'uomo, invece, in cui cervello e nervi
hanno la fermezza delle cose solide, ha l'ingegno, come i tratti
del volto, pi nervoso; l'educazione, di cui le donne sono prive,
aggiunge inoltre nuova forza alla sua anima. Con tali doni, della
natura e dell'arte, come potrebbe non essere pi riconoscente, pi
generoso, pi costante nell'amicizia, pi fermo nelle avversit,
eccetera?_.
Tanto grande  l'influenza del clima, che un uomo il quale passi
dall'uno all'altro, ne risente suo malgrado. E' come una pianta
ambulante, che si sia trapiantata da s; se il clima non  pi lo
stesso,  comprensibile che degeneri o migliori_.
I diversi stati dell'anima sono dunque sempre correlativi a quelli
del corpo_ Ma, dal momento che tutte le facolt dell'anima
dipendono talmente dalla peculiare organizzazione del cervello e
di tutto il corpo, da identificarsi evidentemente con questa
stessa organizzazione, ecco una macchina molto intelligente!
Infatti, quand'anche l'uomo solo avesse avuto in retaggio la legge
naturale, non cesserebbe perci di essere una macchina. Qualche
ingranaggio, qualche molla in pi che negli animali pi perfetti,
il cervello proporzionalmente pi vicino al cuore e ricevente
quindi maggior quantit di sangue_ e altre cause ignote, sono
sufficienti a produrre quella coscienza delicata, cos' esposta
alle ferite, quei rimorsi che non sono, rispetto alla materia, pi
eterogenei di quanto non lo sia il pensiero, in una parola, tutta
la differenza che supponiamo esistere fra i due esseri.
L'organizzazione basta dunque a spiegare tutto ci? Ancora una
volta, s: dal momento che il pensiero si sviluppa evidentemente
insieme agli organi, perch la materia della quale essi sono
costituiti, non dovrebbe essere suscettibile anche di rimorsi, una
volta che abbia acquisito con il tempo la facolt di sentire?.
L'anima non  dunque che una parola vuota alla quale non
corrisponde alcuna idea, e di cui un uomo ragionevole non deve
servirsi se non per designare la parte pensante in noi. Una volta
ammesso il minimo principio di movimento, i corpi animati hanno
tutto quanto loro occorre per muoversi, sentire, pensare,
pentirsi, e in una parola comportarsi, sia nella vita fisica, che
in quella morale che ne dipende_.
Osiamo dunque concludere che l'uomo  una macchina, e che in tutto
l'universo non esiste che un'unica sostanza diversamente
modificata. Non  questa un'ipotesi formulata a forza di
elucubrazioni e di supposizioni: non  per nulla il frutto di
pregiudizi e nemmeno opera della mia sola ragione; avrei
disprezzato una guida che ritengo cos poco sicura, se i miei
sensi portando per cos dire la fiaccola, non mi avessero indotto
a seguirla, illuminandola. La esperienza mi ha dunque parlato per
mezzo della ragione; cos ho tenuto conto di ambedue.
Ma credo sia risultato evidente che non mi sono permesso il
ragionamento anche pi solido e pi immediatamente dedotto, se non
dopo tutta una serie di osservazioni fisiche che nessuno studioso
potr contestarmi, del resto riconosco essi soli come i giudici
delle conseguenze che ne ho dedotto, rifiutando l'ingerenza di
tutti coloro che sono schiavi dei pregiudizi, o che non sono
anatomisti, o al corrente della sola filosofia qui ammissibile,
quella del corpo umano. Che potranno contro una quercia cos
robusta e solida, quelle deboli canne della teologia, della
metafisica e delle scuole? Armi puerili, simili ai fioretti delle
nostre sale di scherma, che possono s divertirci, ma non possono
colpire l'avversario. E' appena il caso di dire ch'io parlo di
quelle idee vuote e triviali, di quei ragionamenti tanto ripetuti
quanto penosi, che si continueranno a fare, intorno alla pretesa
incompatibilit di due sostanze che si toccano e si influenzano
incessantemente a vicenda, sino a quando rimarr sulla terra ombra
di pregiudizio e di superstizione! Ecco il mio sistema, o
piuttosto la verit, se non m'inganno a partito. Essa  breve e
semplice. Discuta ora chi vuole!.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagine 799-802.
